Le mie "grandi" passioni

Leggo di tutto, ma adoro i romanzi storici, i thriller, i gialli...naturalmente la passione ed il sentimento non devono mancare!
Sono curiosa di tutte le novità e mi piacerebbe poter discutere le mie impressioni con coloro che condividono i miei interessi.



martedì 20 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

CHRISTMAS IN LOVE 2011 : L'ARTISTA di Irene Pecikar




«Ispettore Walsh, è arrivata questa busta per lei».
Mark Walsh si girò di scatto e si aggiustò infastidito il ciuffo con la mano.
«Chi l’ha portata?» chiese asciutto.
«Non saprei…» gli rispose l’agente Kramer.
«Ma che razza di poliziotto sei?» sbottò l’ispettore. Erano ormai passate 24 ore dalla scomparsa di Elisabeth Cunningan e la polizia annaspava nel buio più completo. Ma a rendere Mark così intrattabile, era il fatto che Beth, oltre a essere la figlia del sindaco, era anche la sua donna. Questo nessuno lo sapeva, altrimenti di motivi per rapirla e vendicarsi di lui ce ne sarebbero stati diversi.
Prese la piccola busta bianca e la rigirò ispezionandola esternamente. Non c’era alcuna scritta.
«Vedi di scoprire chi l’ha portata. Siamo in un comando di polizia, non in un salone di bellezza, diamine!» disse rabbioso andando verso la scrivania a prendere il tagliacarte.
Quel tarlo che lo preoccupava era ora diventato certezza: qualcuno sapeva della sua relazione con Beth. Non si trattava di una persona, ma di una bestia. Lo avevano sopranominato “l’Artista”. Aveva già ucciso tre donne nell’ultimo anno. Il modus operandi era sempre lo stesso: le avvicinava con una scusa facendole salire sulla sua auto. Dopo 48 ore le lasciava di notte in un luogo pubblico in piena vista finché il mattino qualcuno non si imbatteva nel raccapricciante spettacolo. Morivano per asfissia, ma dai segni sul loro corpo venivano prima torturate. Ogni donna rappresentava un dipinto. Stessa acconciatura, perfetta copia dell’abito, uguale posa artistica. La polizia aveva fatto le ricerche del caso, ma non era riuscita a trovare un bel niente. Nessun indizio, nulla che fosse sfuggito alla meticolosa preparazione dell’Artista.
Gli esperti avevano supposto fosse un uomo di bell’aspetto, carismatico forse, che ispirava fiducia. Le tre donne erano state viste allontanarsi su tre diverse automobili, tutte scure, ma nessun altro particolare. Nessuna marca, nessun numero di targa. Nessuna ripresa di telecamere. Nonostante l’Artista si stesse sempre più avvicinando alla polizia, quasi sfidandola, questa non era in grado di individuarlo.
Ora la faccenda era diversa, ora si trattava di qualcosa di molto personale! Il serial killer stava invitando Mark a giocare con lui. Se avesse vinto, Beth sarebbe stata salva... 
Quella mattina si era svegliato proprio di buon umore. Merito della sua donna. Che strano, lui il cinico ispettore Mark Walsh, nipote del fondatore del giornalismo investigativo, si era innamorato. Quando alla cena di gala il sindaco Cunningan gli aveva presentato la figlia Elisabeth, Mark non era riuscito a toglierle gli occhi di dosso. Era rimasto colpito, prima che dal corpo sinuoso, dalla sua freschezza. Quella donna era così diversa da suo padre. Era una persona solare, disponibile, che non si reputava migliore degli altri. Quando Mark le aveva chiesto di ballare, lei aveva accettato subito preferendolo a Jason Carries, l’eccentrico rampollo della famiglia dei più noti industriali della zona.
«Grazie per avermi salvata da quel damerino…» gli aveva sussurrato lei, mentre Mark la stringeva cercando di non apparire goffo nell’improvvisato valzer.
«È stato un piacere, Miss Cunningan» le aveva detto lui sorridendo nella sperava di non far trapelare troppo l’attrazione che stava provando.
«Beth, chiamami Beth. E tu sei Mark, vero? No, non rispondere, lo so già…» aveva continuato lei, appoggiando la sua morbida guancia sul suo collo per parlargli dolcemente nell’orecchio.
Quel contatto gli aveva smosso le viscere. Aveva annusato il profumo dei capelli di Beth, raccolti e composti e se li era immaginati sciolti ricadere sulla schiena nuda.
Era in quel momento che aveva capito che anche lei era attratta e, se avesse avuto un po’ di fortuna, la serata si sarebbe conclusa più che bene. Sempre che non fosse giunta qualche telefonata inopportuna.
Quella sera, più tardi, Beth lo aveva invitato nel suo appartamento. Erano andati via separatamente per non dare nell’occhio. Poi lui l’aveva raggiunta.
Si erano guardati pochi istanti, occhi negli occhi, lui le aveva tolto le forcine, lei gli aveva sorriso sorniona, prima di lasciarsi andare alla passione travolgente.
Si erano spogliati con foga senza badare a preliminari o a etichette, ma concedendosi l’uno all’altra con desiderio.
Era entrato con urgenza nella seta umida di quella donna e aveva assaporato ogni centimetro del corpo bianco e delicato, in contrasto con il suo olivastro e segnato dagli scontri.
I gemiti di lei lo facevano impazzire e accelerare. Erano esplosi di piacere insieme, accasciandosi poi esausti tra le lenzuola.
«Attendevo da tanto questo momento» gli aveva detto a un certo punto Beth guardandolo con occhi adoranti e accarezzando con dolcezza la profonda cicatrice che aveva sulla spalla sinistra.
«Ci siamo conosciuti questa sera…» aveva accennato lui un po’ perplesso.
«Ti ho visto la prima volta al telegiornale due mesi fa. Ho chiesto a mio padre di parlarmi di te, del caso che segui… Non volevo che si insospettisse, ma dovevo conoscerti. Poi ho iniziato a sognarti, sempre più di frequente, e continuavo a vederti sui giornali e in tv, senza mai poterti incontrare… è stata una sofferenza. Infine ho convinto mio padre a invitarti al galà. Avrebbe mandato l’invito solo al capo della Polizia, ma ho sottolineato che tu avresti fatto strada e che avrebbe dovuto averti dalla sua parte… Sono stata egoista, lo so… Mi perdoni?».
Si era gettata poi tra le sue braccia e aveva iniziato a baciargli il collo. Mark non aveva fatto nemmeno in tempo a risponderle, che i loro corpi avevano iniziati a cercarsi bramosi per fondersi di nuovo.
Non era solo passione, ma molto di più, qualcosa che Mark non sapeva ben definire o forse era solo sorpreso. Sorpreso e spaventato. Come poteva un poliziotto come lui avere una donna? L’avrebbe esposta a una serie interminabile di pericoli e l’unica cosa che Mark voleva era proteggerla.
Dopo qualche minuto Kramer era tornato. La sua esitazione fece ribollire l’ispettore. «Allora? Che mi dici, chi è stato a portare questa lettera?».
«Nessuno lo sa, nessuno ci ha fatto caso… Era nel suo raccoglitore, ispettore. Susan dello smistamento l’ha trovata e ha immaginato fosse per lei. E io gliel’ho portata. Questa mattina c’è un via vai, tutti a scambiarsi gli auguri, e nessuno ha visto niente» spiegò l’agente. «Ma non è firmata?».
Mark lo incenerì  con lo sguardo. «Vi voglio tutti, nessuno escluso, in sala riunioni fra cinque minuti!» ordinò.
Rilesse quel messaggio sibillino, avrebbe voluto passarlo alla Scientifica per le impronte, e qualsiasi traccia avrebbero potuto scovare, ma non poteva, non ufficialmente almeno. Però aveva qualche favore da farsi restituire. Prese la cornetta e compose il numero del laboratorio.
«Sono Mark, ho bisogno che tu mi renda quel favore… Ti mando una busta, dimmi tutto quello che riesci a scoprire».
«Sto per lasciare la città per festeggiare il Natale con la mia famiglia. Per quando?» chiese la calda voce femminile.
«Per ieri!» rispose irritato l’ispettore.
Poi si avviò  verso la sala riunioni. Avrebbe redarguito tutti: com’era possibile che qualcuno si fosse introdotto in centrale e fosse passato inosservato? Per fortuna c’erano delle telecamere. Avrebbe messo due agenti a rivedersi tutti i filmati, prima o poi sarebbe saltato fuori qualcosa.
Dopo la riunione Mark Walsh si allontanò e si diresse verso il laboratorio.
Marie Ann aveva i capelli biondi ossigenati legati in una coda e indossava il suo camice bianco con i primi bottoni sapientemente aperti così da far intravvedere i grossi seni. Ma a Mark non faceva più alcun effetto. La loro tormentata relazione era finita da qualche mese. Marie Ann era una donna non abituata a un no, come risposta, e cercava di ottenere sempre tutto sfruttando la sua avvenenza. Non si era mai posta limiti, Mark lo sapeva bene, ma non l’aveva mai giudicata: in guerra e in amore tutto era lecito. Erano in molti a essersi infilati nel suo letto in cambio di varie cortesie. E la maggior parte di loro era stata mollata senza remore appena lei aveva raggiunto il suo scopo.
Mark l’aveva coperta quando la donna aveva contaminato distrattamente una delle possibili prove dell’Artista. Da qui il favore che lui stava ora rivendicando.
«Cosa hai scoperto?» chiese Mark saltando i convenevoli.
Lei gli si avvicinò, posando quasi le labbra carnose su quelle di Mark, nell’indifferenza di quest’ultimo.
«Non ho tempo da perdere con i tuoi giochetti…».
«Ok, va bene… come sei diventato noioso, ispettore…» disse la donna avvicinandosi al pc. «Esternamente ci sono tre impronte. Le tue, quelle di Susan e quelle di Greg… Kramer. Sul cartoncino interno quella di Elisabeth Cunningan, la figlia del sindaco. La conosci, giocate insieme?» chiese curiosa Marie Ann.
Mark esitò  un attimo. Com’era possibile che ci fossero proprio le impronte di Beth?
Ricordò  le parole del messaggio: “Sono a un passo da te. Se tu saprai giocare, e vincere questa volta, non mi sottrarrò alla resa. E' così estenuante non avere un rivale come si deve. Vuoi giocare con me Mark Walsh e salvare la tua Beth? Unica regola: solo tu e io”.
Ora questo messaggio aveva un suono sibillino. Forse lui aveva frainteso, forse era solo un gioco di Beth. No, non aveva senso. Tutta la polizia della Contea la stava cercando, Beth non avrebbe giocato in questo modo perverso. Mark iniziò a pensare all’ultima volta che si erano visti, a cosa lei gli aveva detto. Sì, ora ricordava: voleva trascorrere il Natale con lui sul lago. Lì non c’era segnale per i cellullari, non c’erano telefoni, né corrente… «Solo tu e io» gli aveva detto.
C’era qualcosa che sfuggiva al poliziotto e altro che non tornava all’uomo innamorato. Come mai non aveva capito che persona piccola e meschina era la sua donna? Perché se davvero era andata alla baita al lago senza darne notizia a nessuno, creando tutto quel subbuglio, allora era davvero una bambina capricciosa ed egoista.
I suoi pensieri balenarono confusi in ogni direzione, mentre premeva forte sull’acceleratore della sua auto. Aveva trascorso da un mese ogni momento libero con quella donna e non si era accorto di che persona fosse. Lei lo aveva ingannato, stregato. E lui si era lasciato ammaliare. Che razza di poliziotto era? Continuava, però, a esserci una nota stonata in quella congettura… Ripensò allo sguardo sincero e pulito di Beth, ai discorsi che avevano fatto. Lei era una donna splendida, una mente brillante e aveva sempre una buona parola per tutti. Faceva volontariato all’ospedale, si occupava dell’orfanotrofio, non poteva essere solo una facciata per la campagna elettorale di suo padre ormai alle porte. 
Quando arrivò  alla baita, Mark notò l’auto di Beth e un presentimento si inerpicò sulla sua schiena facendogli accapponare la pelle.
Estrasse la pistola e la torcia e cauto entrò dalla porta sul retro. All’interno era tutto buio, solo nel salone c’era ancora qualche brace nel camino a illuminare con luce fievole la stanza. E lì, sul divano, Mark notò la sagoma di una donna. Si intravvedeva un’acconciatura importante, come una dama di un’altra epoca… L’adrenalina gli andò a mille. Era Beth. Indossava un abito antico ed era sistemata in una posa innaturale. Quando Mark si avvicinò, si accorse che aveva un cordino di cuoio stretto al collo. Se avesse tardato il cuoio, ancora bagnato, si sarebbe asciugato del tutto strangolandola.
Beth respirava ancora, anche se debolmente, ma era svenuta.
Mark mise della legna nel camino e in breve la fiamma viva rischiarò la stanza.
«Beth, riprendenditi! Sono Mark! Amore, forza!» urlava mentre cercava di infilare il temperino sotto il cordino con attenzione per reciderlo e senza farle del male con la lama affilata.
Quando la gola della donna fu libera, Beth inspirò rumorosamente. La fame d’aria si placò pochi istanti dopo, quando riaprì gli occhi.
«Lei…» cercò di dire la sua donna tossendo.
«Non parlare, riprenditi prima» le disse Mark sollevandola e facendola adagiare sul letto.
«Mark, ascoltami… lei ha detto che se fossi sopravissuta dovevo dirti che questo era il suo regalo di Natale. Se sono viva, tu hai giocato con lei, solo con lei? Chi è l’Artista, Mark? Chi mi ha fatto questo?».
Mark Walsh capì che per tutto il tempo l’Artista era stata a un passo da lui. Poteva agire indisturbata e nessuno avrebbe mai sospettato di lei.
«Tu l’amavi?» gli chiese con un filo di voce Beth.
«No! Non l’ho mai amata!» urlò tutto il suo disprezzo Mark. «Ma lei questo lo sa» aggiunse. 
Il giorno dopo Mark e Beth trascorsero il Natale a casa del sindaco. Mark non aveva mai passato il Natale in una casa così sontuosa, né tanto meno intrisa di tradizione. Lui aveva sempre evitato le feste in famiglia, ma quella gli era sembrata una benedizione. Un Natale speciale, da festeggiare, accanto alla sua amata Beth.
Marie Ann aveva abbandonato in fretta e furia il suo appartamento e nessuno sapeva dove si fosse dileguata. Avevano scoperto che il nome che con cui la conoscevano era falso e la FBI aveva ipotizzato che si spostasse lungo il Paese e che forse aveva compiuti altri delitti. Era una donna scaltra.
L’indomani anche Mark avrebbe continuato a investigare,era una questione personale, ma quella giornata era dedicata alla sua donna. Nel pomeriggio avevano raggiunto l’appartamento di Beth e si erano amati come non mai.
«Sono un pazzo a farti correre questo rischio. Perdonami.»
«Saresti un pazzo a lasciarmi da sola in balia degli eventi, Mark Walsh. Ti amo e accanto a te mi sento al sicuro».
«Al sicuro, dopo quello che ti è successo?» protestò Mark stringendola forte.
«Niente è più importante che stare insieme a te…».
«Ti amo, Beth» le sussurrò Mark. «Farò in modo che non ti succeda mai più nulla di male» aggiunse baciandola con ardore. 
Nell’albergo di fronte una donna con un caschetto nero aveva ascoltato quell’intima conversazione.
«La pausa natalizia sta per finire, ispettore Mark Walsh. Tra poco dovrai giocare di nuovo con me…» aveva detto l’Artista terminando con una cantilena inquietante.




IRENE PECIKAR nasce a Trieste nel 72, dove vive con i tre figli e il marito. È molto amante degli animali che nella sua casa non potrebbero mai mancare. Dopo studi scientifici, si è dedicata alla sua viscerale passione per la scrittura seguendo corsi di giornalismo, di correzione bozze e iniziando a collaborare come editor freelance con alcune piccole case editrici.
Attualmente collabora con siti e riviste - tra cui la neonata "Romance Magazine" - occupandosi di articoli letterari, recensioni e interviste.
Scrive racconti di vita vissuta per alcune riviste femminili tra cui "Confidenze" e "Vera"
Cura il blog "Tuttosuilibri", con l’intento di sostenere autori emergenti meritevoli.
Predilige il genere noir, giallo, horror, paranormal, meglio se imporporato di passione.
HA PUBBLICATO:  "L'antico profumo di gelsomino", suo romanzo d'esordio, seguito da "Transilvania love" e "Segreti" editi da Edizioni R.E.I. .
Inoltre è presente nell'antologia "365 Racconti Horror per un anno" e "Il magazzino dei mondi" (Delos Books).

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CHRISTMAS IN LOVE 2011: UN REGALO INASPETTATO di Laura Gay

CHRISTMAS IN LOVE 2011: UN REGALO INASPETTATO di Laura Gay





Hampshire, Inghilterra, 1852
Sophie balzò in piedi, gli occhi spalancati per lo stupore e l’irritazione. Suo marito aveva avuto la faccia tosta di tornare a casa, dopo ben cinque anni di assenza, e senza farsi annunciare.
Non che fosse tenuto a farlo, ovviamente. Quella, in fondo, era anche casa sua.
Tuttavia, trovava di pessimo gusto la sua improvvisata, tanto più che era la vigilia di Natale e stava intrattenendo degli ospiti. L’indomani l’intera cittadina non avrebbe avuto altro di cui sparlare!
Afferrò nervosamente il ventaglio, nel tentativo di farsi aria. La sala da pranzo era affollata e un fuoco scoppiettante ardeva nel camino, forse era per questo che le sue guance erano così accaldate?
Lanciò un’occhiata sconcertata all’uomo che incedeva nella stanza con passi decisi, scambiando cenni di saluto e sorrisi di circostanza. Non era cambiato molto dall’ultima volta che lo aveva visto. Era sempre bello come un dio, con i lineamenti decisi del viso, gli occhi di un azzurro intenso e la mascella ben delineata. Alto più della maggior parte dei gentiluomini presenti, faceva la sua grandiosa figura mentre si avvicinava alla tavola imbandita.
Sophie notò che più di una delle donne presenti gli lanciava, in tralice, occhiate vogliose, alle quali lui rispondeva con un ghigno divertito.
La cosa non avrebbe dovuto toccarla. In fondo, non era mai stato un marito. L’aveva abbandonata in quella casa di campagna subito dopo le nozze e – dopo essersi preso il suo divertimento, togliendole la verginità – era approdato ad altri lidi, godendosi le feste londinesi, mentre lei marciva in quel paese dimenticato da tutti.
Da quel momento, tutto ciò che aveva avuto da lui erano state poche lettere e una rendita mensile. Il resto lo aveva saputo dai pettegolezzi che non risparmiavano nessuna delle sue avventure amorose e la informavano dettagliatamente sulle sue ultime conquiste.
Finalmente il suo sguardo si posò su di lei, trattenendosi solo il tempo necessario a rivolgerle un sorrisino ironico.
– Spero di non aver interrotto la vostra festa, mia cara – disse chinandosi sulla sua mano per baciarla con galanteria.
L’occhiata che lei gli lanciò avrebbe potuto incendiare l’intera casa, per la rabbia mal trattenuta.
– Ebbene sì, l’avete fatto. Qual buon vento vi porta qui, Lyndhurst? – si era volutamente rivolta a lui usando il titolo, invece del suo nome.
George Ernest Alexander Malory, conte di Lyndhurst, aggrottò la fronte. Evidentemente non si aspettava quell’ accoglienza da lei. Un tempo Sophie era stata la più dolce e sottomessa delle creature, sempre pronta ad assecondare ogni suo desiderio con un estatico sorriso.
Ma quei tempi erano ormai lontani per lei. Risalivano a quando era ancora stupidamente innamorata di quel libertino vanesio ed egoista.
Lo sguardo del conte tornò a posarsi su di lei, come per studiarla attentamente. Quel che vide lo lasciò senza fiato. Sophia non era più l’ingenua ragazzina che aveva sposato. Nei suoi occhi brillava una luce nuova che lo intrigava molto più di quanto avrebbe voluto ammettere.
– Vogliate scusarmi – disse infine, rivolto agli ospiti presenti. – Non vedo mia moglie da parecchio tempo e vi sarei infinitamente grato se voleste concedermi il piacere di trascorrere la vigilia di Natale da solo con lei.
Sophie trasalì e cercò di obiettare, ma un’occhiata decisa del marito la dissuase dal provare ad opporsi alla sua decisione. Si ritrovò ad osservare i suoi invitati congedarsi, l’uno dopo l’altro, fra risatine e commenti fatti sottovoce.
Era evidente che immaginavano calde scene di letto e amplessi appassionati, ben lungi dal conoscere la triste realtà: suo marito non provava la benché minima attrazione nei suoi confronti e probabilmente li aveva allontanati solo per il piacere perverso di assistere alla sua ultima umiliazione.
Con gli occhi che le bruciavano di lacrime represse Sophie, appena rimasti soli, si avventò su di lui con un fiume di parole: – Come osi, lurido verme schifoso! – improvvisamente era passata a un tono molto più confidenziale, fatto che divertì assai il suo scaltro marito. – Pensi di poterti presentare alla mia porta, come se niente fosse, dopo ben cinque anni di assenza? E che io ti accolga come una mogliettina devota e paziente?
Ebbene sì. Era questo che si era aspettato da una donna come Sophie. E il suo cambiamento lo aveva, a dir poco, spiazzato.
Interessante.
Le guance di lei si erano tinte di un rosso acceso, mentre inveiva. Aveva un’aria deliziosamente indispettita e le lingue di fuoco che fuoriuscivano dai suoi occhi, pronte a incenerirlo, la rendevano davvero affascinante.
– Suvvia, è questo il modo di accogliere il proprio marito la sera della vigilia di Natale? – le disse ironico. Quel gioco cominciava a piacergli, dopotutto. – Perché non termini la tua cena mentre mi racconti qualcosa di te? Sono così curioso, tesoro!
– Mi è passata la fame. Tu puoi farti portare qualcosa, se vuoi, e spero ardentemente che ti vada di traverso. Io me ne andrò a letto.
Lo sguardo malizioso che seguì le sue parole la fecero arrossire ulteriormente. Vide il marito inarcare le sopracciglia e si sentì obbligata a precisare: – Da sola, ovviamente.
– Ovviamente.
Mentre gli voltava le spalle e si allontanava impettita si sentì osservata, ma non se ne curò. Che la guardasse pure, lei non sarebbe tornata sui suoi passi per servirlo e riverirlo come un tempo. Quella Sophie che lui ricordava non esisteva più.
******
Più tardi, nella solitudine della sua camera da letto, mentre si spazzolava i lunghi capelli castani, Sophie sentì dei passi nel corridoio. Avrebbe riconosciuto a occhi chiusi quell’andatura e istintivamente si volse verso la porta che, un attimo dopo, si aprì di scatto.
– Non ti hanno insegnato a bussare?
Lui si appoggiò allo stipite della porta con aria indolente.
– Perché dovrei bussare? Questa è casa mia e tu sei mia moglie.
Sophie si lasciò sfuggire uno sbuffo irritato. Avrebbe voluto cancellargli dalla faccia quel sorrisino soddisfatto. Tuttavia, preferì ignorarlo e tornò a volgersi verso lo specchio, agitandosi sulla poltroncina su cui era seduta. Il mobile da toeletta di fronte a lei era pieno di bottigliette di profumo, nastri per capelli, gioielli e ninnoli vari. Quello era il suo regno e ben presto avrebbe fatto capire a quel presuntuoso che lì non era gradito.
Come se non si fosse reso conto del suo malumore, lui continuava a fissarla. Pareva seriamente intrigato da lei. Se solo non lo avesse ritenuto impossibile, Sophie avrebbe pensato che la stesse spogliando con gli occhi.
In realtà era proprio quel che stava facendo.
La sua dolce mogliettina indossava una camicia da notte talmente leggera da sembrare trasparente e, sotto di essa, le sue forme sinuose risplendevano ai bagliori della lampada a olio.
Deglutì, cercando di ignorare l’impennata del suo membro che dimostrava di gradire quello che aveva sotto gli occhi. Non se lo sarebbe mai aspettato. Non era tornato a casa per farsi sedurre da sua moglie. In realtà l’aveva fatto controvoglia, per puro senso del dovere. Aveva deciso che fosse giunto per lui il momento di avere un erede, ma non immaginava che portare a letto Sophie potesse piacergli.
L’atto consumato dopo il matrimonio era stato frettoloso e inappagante. Lei, come la maggior parte delle spose vergini, era rimasta ferma e immobile, aspettandosi che lui facesse quel che doveva, senza mostrare il minimo trasporto. Era stato come possedere un blocco di marmo.
Possibile che ora si fosse trasformata in una femmina ammaliatrice?
Innervosita dal suo silenzio, Sophie sbottò: – Dunque? Perché sei venuto?
– Per riscuotere il mio regalo di Natale, mia cara.
– Quale regalo? Non ti ho preso nessun regalo…
Ma non ebbe il tempo di terminare la frase che lui le si era avvicinato, inginocchiandosi di fronte a lei. In quella posizione i loro occhi erano alla stessa altezza e Sophie poté scorgere in quelli di lui una luce inqietante, quanto insolita. Era certa che non l’avesse mai guardata in quel modo.
– Mi riferivo a questo regalo – chiarì in un sussurro. Poi la sua mano destra le sfiorò la caviglia nuda, risalendo lungo il polpaccio, fino a sfiorarle il ginocchio.
Il respiro di lei accelerò all’istante e una risatina nervosa la scosse. – Se pensi che verrò a letto con te perché è la vigilia di Natale, ti sbagli di grosso!
Il suo sorrisino ironico quasi l’abbagliò. Era dannatamente bello, mentre con la mano le accarezzava la coscia, senza staccare gli occhi dai suoi.
– Oh, no, tesoro. Tu non verrai a letto con me perché è la vigilia di Natale, ma perché sei mia moglie e sei tenuta a fare quello che ti chiedo.
George scorse nella sua espressione un bagliore omicida che lo eccitò. Se Sophie avesse messo un briciolo di quella passione nel loro amplesso, avrebbero fatto faville insieme.
– Sei un illuso! Non te la darò vinta!
– Ah, no?
La sua mano intanto si era insinuata più in alto e ora accarezzava la sua parte più intima e segreta, in lenti cerchi che le strapparono un gemito. Un piacere devastante l’assalì all’improvviso, al punto che dimenticò ogni cosa. Persino il risentimento che nutriva nei confronti di quell’uomo egoista e assente svanì all’istante. – Oh, sì – si lasciò sfuggire in un sospiro.
Lui emise una risatina roca, di gola. Era decisamente eccitato da sua moglie. Talmente eccitato che si diede dello stupido per averla lasciata sola così a lungo. Sophie era una donna che meritava di essere baciata, accarezzata, assaggiata lentamente e più volte. Una donna da amare teneramente e appassionatamente per tutta la vita. Come aveva fatto a non capirlo prima?
Sì, quel Natale gli aveva portato un regalo inaspettato. Il più bello che potesse desiderare.





LAURA GAY nasce a Genova nel 1970. Esordisce come scrittrice nel 2008 con un romanzo storico: Edmond e Charlotte. Le scelte dell'amore, edito da Enrico Folci Editore, e da allora non si è più fermata. Ha pubblicato La figlia del re di Francia con la 0111 Edizioni e un time travel dal titolo Prigioniera del tempo, edito da Boopen. ( Lo trovate QUI) .Sulla scia del successo ottenuto da questo suo romanzo, ha deciso di pubblicarne il seguito che è uscito di recente con il titolo Ovunque sarai ( Lo trovate QUI).


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mercoledì 14 dicembre 2011

Il post di Cristina BlackPearl in Romantic Suspense Italy.
La nostra iniziativa
Nel forum Romance, il forum dedicato ai romanzi rosa, un paio di mesi fa è nata una discussione sul perchè il romantic suspense non venisse pubblicato in Italia. La diatriba tra suspense “si” e suspense “no” è andata avanti: l’opinione più diffusa e’ sia colpa del mercato editoriale che, con un po’ di pigrizia, quasi come se avesse impostato il pilota automatico e si fosse assopito alla guida sta ancora cavalcando l’onda dell’urban fantasy a cui diede avvio il successo di Twilight.
Cos’e’ il Romantic Suspense ? E’ quel romanzo rosa tinto di giallo, o giallo tinto di rosa, un romance con un’iniezione di adrenalina, spesso con qualche spennellata di erotismo (altra “eresia” in un periodo in cui domina lo “young adult”), verso il quale gli editori non mostrano alcun interesse.
A gettare benzina sul fuoco del nostro dibattito è arrivata qualche settimana fa la voce che l’editore che aveva ripreso la pubblicazione di una serie molto amata di una delle autrici più rinomate in questo genere sul mercato anglosassone non intendesse proseguire nella pubblicazione. La serie è quella dei Troubleshooters, l’autrice Suzanne Brockmann, di cui in Italia sono usciti solo tre romanzi, e neanche nell’ordine giusto!
E’ seguito un lungo botta e risposta sul blog della casa editrice, mentre la voce su anobii e i forum dedicati ai libri si diffondeva, ma nonostante il numero crescente di voci che ponevano lo stesso quesito, la risposta finale (forse!) dell’editore è stata che per il momento non intendono pubblicare altri titoli perché, a quanto pare, le vendite non sono state all’altezza delle aspettative e per questo altre pubblicazioni sono state sospese. La delusione è stata cocente, pari all’incredulità di fronte all’ennesimo snobbare un’autrice che all’estero vende e piace (ci sarà un motivo?), di fronte all’ennesimo voltare le spalle a un genere che – pensiamo – non viene sufficientemente proposto, sufficientemente spinto, sufficientemente pubblicizzato.
Insieme a Monica e Susanna, abbiamo aperto la pagina “Pubblicate S. Brockmann” su Facebook, caricando un’immagine molto accattivante con le trame dei libri pubblicati in Italia….ma non solo!!! Abbimo scritto a tantissimi blog per chiedere di pubblicare il link della pagina, cercando di mettere in pratica la regola principale del marketing, utilizzando una rete di persone capaci di diffondere il verbo.
Abbiamo dato vita anche al Gruppo “Romantic Suspense Italy”, il primo gruppo italiano dedicato al rosa&giallo e di questo ne siamo orgogliose! Obiettivo del gruppo è far conoscere il romantic suspense, genere assente sul mercato perché lasciato in panchina dalle Case editrici. Secondo noi, e’ arrivato il momento di cambiare le cose… non siamo esperte di marketing ma sentiamo voci sul web, voci di persone stanche di vampiri e di romanzi che hanno per protagonisti degli adolescenti. L’urban fantasy stesso sta cercando il cambiamento. Dai vampiri ai demoni e quest’anno gli angeli, perché non si può dare ai lettori sempre la stessa minestra riscaldata. Perché non proporre anche un po’ di autrici e di titoli di un genere che tutto sommato con l’urban fantasy ha in comune la tensione romantica e la tensione della lotta del bene contro il male? L’impressione che abbiamo avuto, da quando abbiamo aperto la Pagina “Romantic Suspense”, è che questo genere sia veramente poco conosciuto in Italia, ma notiamo molta curiosità, e la voglia di leggere libri “di nuovi generi”.
Poco per volta stiamo pubblicando informazioni su autrici famose in America che hanno dedicato serie intere proprio al genere Romantic Suspence (chi immaginava che fossero così tante, oltre alla Brockmann, ad essere snobbate?), traducendo le trame con lo scopo di farle conoscere, di incuriosire. La speranza è che qualcuno, in futuro, passi dalla nostra pagina e si renda conto che questo genere, ancora così poco diffuso in Italia, potrebbe rivelarsi una buona fonte di “business” …. magari qualcuno abbastanza innovativo da voler proporre anche il suspense nel panorama editoriale. Procediamo per piccoli passi ma con obbiettivi a lungo termine e il motivo è sempre quello: proporre cose nuove e affascinanti con la speranza di poter entrare un giorno in libreria e trovare interi scaffali dedicati al suspense….Noi ce la stiamo mettendo tutta e speriamo di poter raccogliere, con il tempo, i risultati di questo lavoro che nasce dalla nostra passione per i libri!!!
CRISTINA, MONICA, SUSANNA.

lunedì 12 dicembre 2011

CHRISTMAS IN LOVE 2011 : VIGILIA ALL'OLTREMONDO di Mariachiara Cabrini




Care amiche, anche quest'anno abbiamo voglia di fare festa con voi in queste settimane che precedono il Natale! Come preannunciato, torna CHRISTMAS IN LOVE 2011, arriva quest'anno alla sua terza edizione, che è ormai un fiore all'occhiello del nostro blog. Ci sono 21 racconti da leggere tutti d'un fiato, con ambientazioni diverse ma un denominatore comune: alla fine l'amore trionfa sempre...proprio come piace a noi!
Ogni autrice partecipa a CHRISTMAS IN LOVE 2011 con il suo vero nome  e alla fine della presentazione di tutti i racconti ( che avverrà prima della fine del mese) avvieremo un sondaggio e vi chiederemo di votare le vostre due storie preferite. Il sondaggio rimarrà aperto fino al 22 gennaio 2012 , così tutte, anche chi nel frattempo è partita per le vacanze, avrà modo di votare i racconti che ha amato di più.
La vostra attiva partecipazione a Christmas in Love 2011 è richiesta fin da subito, però! Dopo aver letto i racconti, lasciate i vostri commenti e...giocate con noi! Fra tutte le lettrici che hanno commentato i racconti alla fine di ogni settimana sorteggeremo alcuni giveaways  (libri e gadget del blog) che renderanno ancora più piacevole partecipare a questo evento!


Diffondete e promuovete CHRISTMAS IN LOVE 2011 anche sui blog,pagine Facebook e Tweeter, più siamo più ci divertiamo!
...ED ECCO IL PRIMO RACCONTO: 
'VIGILIA ALL'OLTREMONDO' 
DI MARICHIARA CABRINI


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CHRISTMAS IN LOVE 2011 : VIGILIA ALL'OLTREMONDO di Mariachiara Cabrini


Se qualcuno mi avesse detto che, dopo la mia morte, sarei diventata direttrice del personale di un albergo extralusso, lo avrei preso per pazzo e mandato all'inferno, senza mezzi termini. Chi non l'avrebbe fatto?
Nessuno, che io sappia almeno, crede che l'aldilà sia paurosamente simile alla città di Las Vegas: pieno di hotel a cinque stelle e intrattenimenti vari. Invece è proprio così.
Non spaventatevi. Non dico che l'altromondo sia una delusione. No. E' fantastico credetemi, ma molto diverso da quello che immaginate.
Prima di tutto scordatevi i classici concetti di Inferno e Paradiso. Quando morirete non andrete né nell'uno, né nell'altro. Finirete in una specie di Limbo, se così lo possiamo chiamare, fatto di alberghi dal lusso sfrenato e ogni tipo di passatempo mai inventato dall'uomo: teatri di ogni genere, campi da gioco dedicati a tutti gli sport. Non manca nulla. Ve lo giuro, e visto che io qui nel Limbo di lavoro, lo so bene.
Qui le anime se la spassano, coccolati da personale specializzato, che le aiuterà a capire dove vogliono andare una volta che decideranno di passare oltre.
Potranno scegliere di ascendere verso le alte sfere angeliche, dove il dovere e la morale la fanno da padrone insieme ai valori tipo la generosità, l'altruismo e cose simili; oppure di discendere nei lussuriosi sotterranei demoniaci, dove i vizi vengono perpetuati con vigore e dove l'egoismo e l'edonismo dominano ogni giornata.
Niente punizioni o cose simili, entrambi i luoghi sono piacevoli e se, dopo un po', un anima si stanca o si annoia può sempre scegliere di rinascere, o diventare un agente demoniaco o angelico e cercare di guidare gli umani durante le loro vite terrene o ultraterrene.
Ci sono poi alcune rarissime anime, come me, che, eternamente indecise, decidono di non passare oltre, ma scelgono di restare nel limbo. Perché scegliere tra notti di piacere e sane scampagnate con gli amici se si possono avere entrambe le cose? A me piace la varietà e non voglio precludermi nessuna strada. Sono stata talmente irremovibile nella mia non-scelta che gli agenti superiori di entrambe le parti (sì intendo quello che voi umani erroneamente chiamate Dio e il Diavolo), visto che sembrava sarei rimasta per sempre nel Limbo hanno deciso di sfruttare la mia presenza per i loro fini. Mi hanno gentilmente ordinato di rendermi utile, e mi sono ritrovata così a lavorare in uno degli hotel più grandi e di pregio del Limbo, al fianco di agenti demoniaci e angelici, come direttrice del personale. Il fatto che io sia imparziale e non appartenga a nessuna delle due fazioni, dovrebbe aiutarmi nelle mie mansioni, ma in realtà, tenere a bada un personale composto da persone che nei giorni buoni non si sopportano, non è proprio una passeggiata.
Una cosa è certa: non mi annoio mai.
L'albergo in cui lavoro è veramente uno splendore. Si chiama Oltremondo (niente battute prego), conta più di cinque milioni di stanze, diecimila casinò, trentaseimila piscine, campi da tennis, teatri... Non vi sto prendendo in giro, qui stiamo parlando in termini di aldilà vi ricordo, le anime dei morti sono tante! Io mi occupo solo di un'ala di questo albergo, non sono che una di cinquantamila direttori del personale. Ma non voglio annoiarvi coi dettagli. Lasciate invece che vi presenti le figure chiave del nostro resort, o meglio dell'ala beta dell'albergo, quella di mia competenza.
Ogni ala ha due direttori: uno angelico e uno demoniaco. I miei direttori sono l'angelica Lunar, e il demoniaco Alex.
Come descrivervi Lunar? Una giovane biondina slavata, molto magra, ma anche molto competente. Perennemente abbigliata in completi pantalone blu. Ama osservare ogni più piccola mossa degli ospiti dalla stanza dei monitor di sicurezza. Ha l'ossessione di dover sempre avere tutto sotto controllo.
Alex invece è uno stupendo esemplare maschile alto due metri, palestrato, con capelli e occhi neri come la notte e un'abbronzatura ambrata perenne. Leggermente più rilassato di Lunar, ogni tanto si lascia andare, ma non lasciatevi ingannare anche lui in fondo è un maniaco del controllo.
Io invece sono Kate. Dimostro circa trent'anni, ma sono morta nei ruggenti anni '20. Sono di statura media e abbastanza magra da non poter essere considerata grassa secondo nessuno standard. Sono simpatica, gioviale e ho un bellissimo carattere. Dimenticavo, attualmente sono nei guai fino al collo.
Non che io abbia fatto nulla di male o di sbagliato. Ma i miei direttori sembrano esserne convinti. Lunar mi ha convocato nel suo ufficio e lì a tendermi un agguato c'era anche Alex. Mi fissano alteri da dietro la scrivania... Ok, Lunar è altera, Alex sembra più che altro infuriato. Se aggrottasse ancora di più la fronte i suoi occhi scomparirebbero. Per fortuna è Lunar che da inizio alle danze.
-Kate questo è un hotel serio e rispettato. Non vogliamo che il nostro buon nome venga macchiato dalle tue azioni. Il decoro è importante, credevo che tu lo capissi.
Ho gioito troppo presto, Alex sbatte un pugno sul tavolo e decide di intervenire -Al diavolo il decoro ciò che ha fatto è renderci ridicoli agli occhi degli altri hotel e del pubblico! Siamo degli zimbelli ormai! Ti rendi conto?
-Ma io…-inizio a dire solo per essere interrotta da un imbestialito Alex -Ma tu cosa? cosa credevi di fare? Quella tua minuscola testolina non è arrivata comprendere le conseguenze del tuo gesto?
Quando è troppo è troppo -Hei ! Non c’è alcun bisogno di offendere!
-C'e' bisogno eccome!
Lunar cerca di frenarlo - Alex per favore, Kate ha ragione su questo punto, non c'è ragione di lasciar volare parole grosse. Rimedierà a quello che ha fatto, riportando l’hotel alla sua solita e immacolata immagine e riterremo la faccenda chiusa.
Ma sapete come gli uomini non vogliano, mai e poi mai cedere in una discussione, anche se si rendono conto di essere torto, e Alex, seppur morto, è comunque un uomo -Parla per te santarellina! Io non dimentico di essere stato preso in giro dal direttore dell’ala alfa. Mi ha chiamato Elfo di Babbo Natale ti rendi conto?!
Questa discussione sta diventando ridicola -Ma insomma si può sapere qual è il problema? Io mi sono limitata a decorare l’albergo in tema natalizio quest’anno, non ci vedo nulla di male.
Il volto di Alex sta assumendo ormai una tonalità rossastra -Nulla di male. Ma la senti? No dico…la senti?
Magari se insisto scoppia -Quale male può mai fare qualche piccola ghirlanda?
Alex sta per aggredirmi fisicamente, ma Lunar lo blocca per un braccio -Kate qui non stiamo parlando di qualche piccolo addobbo, hai sistemato nella hall un albero di Natale talmente grande da intralciare il passaggio e toccare il soffitto. Ogni più piccolo centimetro è occupato da neve finta, elfi e aiutanti di Babbo Natale in marmo, babbi di natale gonfiabili svolazzano ovunque e si arrampicano ovunque da scale o liane! E poi ci sono festoni, ghirlande, calessi con renne luminose! Non abbiamo più spazio per muoverci o respirare.
-Non ci serve respirare siamo morti!-insisto.
Il sospiro di Lunar, così come il fatto che si tenga la radice del naso tra pollice e indice, è segno che sto esasperando persino lei -Appunto Kate, siamo morti. Le anime che arrivano qui non hanno più il senso del tempo e non devono sentirsi ancora legate agli usi terreni. Non devono provare nostalgia per la loro vita passata, ma proprio il contrario. Noi vogliamo la dimentichino e si godano l’aldilà con tutte le sue scelte.
Incrocio le braccia e cerco di esprimere il più chiaramente possibile la mia disapprovazione -Voi volete solo che scelgano di passare nella vostra fazione!
-Certo!- sbotta Alex alzando le braccia - e rendere ridicolo l’albergo, caricandolo di queste... queste scempiaggini, non ci aiuta di certo!
So che è inutile ma cerco di fargli capire il mio punto di vista -Ma il Natale è una festa divertente e piena di calore. Ai nostri ospiti piacerà l’atmosfera ne sono sicura.
-In piccole dosi, forse - afferma Lunar con poca convinzione - ma non ne possono più Kate. Proprio stamattina un cliente si è lamentato che non vuole più pudding a mattina, pranzo e cena. Gli viene a nausea!
Alex annuisce -E sai cosa è successo ieri a Cristie? Mentre intratteneva un cliente nella sua stanza da letto, giunti al momento cruciale, è crollato loro addosso un pupazzo di neve gigante che stava appeso al soffitto! Lui era già dentro di lei e Cristie muovendosi gli ha fratturato il pene! Ti rendi conto?
Che cosa mi tocca sentire -Nel caso quel cliente non lo sapesse siamo morti ok, i nostri corpi ci sembrano veri ma non lo sono. Proviamo dolore, ma ogni ferita si rimargina subito, perciò non vedo il problema!
-Parli bene, tu non hai un pene non hai idea del dolore e dell’indegnità di farsi trovare così da noi che poi siamo accorsi a vedere cosa causava tutte quelle urla! Per non parlare del fatto che ora lui farà una cattiva pubblicità alle mie ragazze! Le mie escort sono le migliori di tutto il Limbo e ora finiranno per essere ridicolizzate! E per cosa poi? Per un fottuto pupazzo di neve?
Lunar per fortuna lo interrompe -Alex perché devi sempre cadere nella volgarità? Abbiamo già detto che Kate rimedierà al suo errore, non occorre aggiungere altro.
Che ingiustizia -Ma devo proprio eliminare tutti gli addobbi?
-No, qualche piccolo tocco di festività puoi mantenerlo se vuoi, ma con moderazione e soprattutto con gusto.- sospira Lunar.
Alex riprende immediatamente ad urlare -E hai il coraggio di parlare di gusto con lei? Ma se porta ancora i capelli con il taglio alla maschietta dell’epoca in cui è morta? Non sa neppure cosa sia la moda!
Che essere ignobile! -Ok questo è troppo! E poi da che pulpito tra l’altro mister "porto i pantaloni di pelle sempre ed dovunque"! Tengo a precisarti che il caschetto è ancora di moda perché un taglio di classe è per sempre! Zotico che non sei altro!
Siamo riusciti a fare arrabbiare persino la serafica Lunar -Basta! Finitela entrambi! La discussione è finita, tornate al lavoro!
Sono incompresa. Eppure so di avere ragione. Io non trovo salutare tutto questo distacco dalle nostre vite passate, dal mondo umano. Va bene dimenticare. Ma proprio ogni cosa? L'idea di festeggiare il Natale mi sembrava un modo carino per ricordare alle anime qualcosa di bello delle loro esistenze umane. Solo adesso mi rendo conto che i direttori angelici e demoniaci, anime antiche che ormai non ricordano nemmeno più le loro vite terrene, non potevano capire il mio progetto. Sicuramente però, le anime più giovani comprendono le mie ragioni. Credo.
Tornata nel mio ufficio, lo trovò già occupato da Cristie, Lisa e Jackie, che mi fissano con astio.
Uh Oh. Vederle tutte e tre assieme mi fa capire quanto sia effettivamente strana la mia vita. Non capita tutti i giorni di vedere una dominatrice vestita interamente di pelle nera e con la frusta in mano, affiancata da una bambina di dieci anni in divisa scolastica e da una signora anziana in completo da golf.
Vista l'accusa nei loro occhi, esordisco subito dicendo -Non è colpa mia.
Adocchio la frusta di Cristie con preoccupazione, mentre lei avanza verso di me -Invece è proprio colpa tua. Tutte le ragazze ora mi prendono in giro! Io, la regina delle stanze da letto del limbo, ridotta a stupida da deridere! E tutto a causa del tuo orrendo pupazzo. Hai idea di quanto tempo occorrerà prima che le anime dimentichino l'accaduto? Secoli!
-Cosa vuoi che sia il tempo per noi... Ne abbiamo in abbondanza. No?
-Ritieniti fortunata per il fatto che Alex mi ha proibito di toccarti o assaggeresti la mia frusta.
-Ma Cristie, noi siamo amiche, io credevo...
-Eravamo amiche. Con me hai chiuso. Ma avrai tutto il tempo per trovarti delle altre amiche. Infondo cos'è il tempo per noi? Tanto ne abbiamo in abbondanza no?
E uscì sbattendo la porta.
La piccola Lisa, che in realtà è un anima molto antica, che però ha scelto di mantenere la forma fisica di una decenne perché più adatta alle sue mansioni (è l'addetta al baby camping dell'albergo e un agente angelico) cerca di consolarmi -Vedrai che tra poco le passerà. Cristie è tanto fumo e niente arrosto. E' più buona di quel che sembra. Ti perdonerà tra due o tre settimane se la pregherai ogni giorno e le farai dei regali.
-Grazie Lisa.
-Non ringraziarmi, anche io sono irritata con te. Per colpa del tuo menu pieno di dolci le giovani anime affidate a me sono come impazzite! Definirle iperattive sarebbe altamente riduttivo! O fai calare immediatamente la quantità di zuccheri che assumono quotidianamente o riferirò a Lunar.- e anche lei uscì impettita.
-Immagino che anche tu Jackie sia qui per lamentarti con me o visto le batoste che ho già preso hai deciso di risparmiarti una predica?
-Niente affatto, anche io ho il diritto di lagnarmi.
Sospiro -Prego. Allora lamentati pure.
-Per colpa tua i campi da golf sono coperti di neve artificiale. Hai idea di quanto sia difficile giocare a golf sulla neve? E io mi occupo di anime che hanno scelto di manifestarsi sotto forma di corpi anziani, Kate. Questa settimana in cento sono scivolati sulla neve e di loro novantanove si sono rotti il femore e inviperiti hanno poi cambiato albergo. Mi stai rovinando il lavoro Kate e dire che lo amavo tanto.- ed esce anche lei scuotendo la testa.
E' ufficiale mi odiano tutti. E dire che a Natale dovremmo essere tutti più buoni. O no?
Ho imparato la lezione e ho ridotto gli addobbi Natalizi ma credete che qualcuno mi abbia ringraziato per questo? Nossignore. Anzi tutti sono ancora arrabbiati con me. Quest'anno vincerò sicuramente il premio di Impiegato più odiato di tutto l'albergo. E dire che pensavo di fare un bel gesto portando lo spirito del Natale qui nel Limbo. Ok, forse ho un tantino esagerato, ma è stato solo per troppo entusiasmo. Visto che nessuno parla con me in questo periodo anche stasera, la Vigilia di Natale, non ho nessun appuntamento, né feste a cui partecipare. Sono veramente patetica.
Mentre esco dall'hotel per tornare a casa, passando il corridoio sovrastante la hall, vedo una luce filtrare da sotto la porta dell'ufficio di Alex. Bene, almeno non sono l'unica ancora al lavoro in una serata del genere. Però è veramente strano che Alex non sia già uscito. La sua vita è sociale è talmente piena da bastare per almeno dieci uomini. Ha talmente tante donne a disposizione che deve scansarle quando cammina per la strada. Cosa fa ancora qui? Apro piano la porta e lo vedo seduto sulla sua poltrona di pelle nera, dietro una scrivania piena di carte, bottigliette e faldoni. Ha gli occhi chiusi e la testa reclinata all'indietro contro il sedile della poltrona. Rughe di tensione gli solcano la fronte. Mia avvicino piano e inizio massaggiargli le tempie.
Alex emette un gemito di piacere e si rilassa nelle mie mani.
-Cosa fai ancora qui stasera. E' la Vigilia di Natale dovresti essere fuori a festeggiare.
Apre gli occhi e mi fissa con i suoi occhi neri come il cioccolato fondente più puro -Io, come maggior parte della anime del Limbo, ci tengo a ricordarti, non festeggio il Natale. Comunque stasera avevo del lavoro da fare.
-Niente feste? Niente donne? Caspita! Domani sarà la fine del mondo!- Scherzo. In realtà conosco abbastanza Alex da sapere che non è il donnaiolo che tutti credono o almeno non così tanto. Sono uscita con lui per un breve periodo, appena entrata nel Limbo, e so per certo che non mi ha mai tradita in quel lasso di tempo. Inoltre, lavorando a stretto contatto con lui, so anche quanto sia ligio al suo lavoro. Questa in fondo è la ragione principale per cui abbiamo rotto, anche se a letto, non lo dico per vantarmi, eravamo incredibili. Per lui ero solo un'altro incarico, un anima da portare sulla strada demoniaca e nulla di più. Ma non gliene voglio per questo.
-Divertente Kate, molto divertente. Sappi che parte del lavoro che ho dovuto finire stasera e che mi ha causato un emicrania da record, è frutto dei tuoi addobbi natalizi micidiali. Mai viste tante lettere di lamentela tutte in una volta e devo rispondere a tutte, cercando di rimediare al danno di immagine causato.
Il senso di colpa mi assale. Chiamatemi pure Colei che, volendo festeggiare il Natale, lo ha rovinato a tutti. -Mi dispiace.
Gli occhi di Alex si spalancano -Cosa sentono le mie orecchie? Niente battute o dichiarazioni d'innocenza o urla arrabbiate? Quasi non ti riconosco.
Per punirlo della battuta busso sulla sua testa con le nocche, ma poi riprendo il massaggio -Oh smettila. So ammettere una colpa. Mi spiace di avere causato tanti guai, ma le mie intenzioni erano buone, lo giuro.
Alex sospira, poi prende in mano i miei polsi e mi attira sé, finché non ho altra scelta che sedermi sulla sue ginocchia. Non che ci stia scomoda, intendiamoci. Anzi. -Lo so Kate, ma devi capire che tu sei un anima speciale. Sei morta giovane, avendo conosciuto solo gioie nella tua vita umana, ma per molte anime non è così. La maggior parte di noi vuole solo dimenticare le nostre esistenze terrene.
Cerco di decifrare lo sguardo nei suoi occhi ma non ci riesco -Anche tu?
-Sì, anche io. Essere uno schiavo, a Roma, durante il regno dell'Imperatore Tito. Non mi ha lasciato molti bei ricordi. - Malinconia unita ad amarezza, ecco cosa contengono i suoi occhi.
Gli accarezzo una guancia, lasciando che le mie dita sfiorino più volte il solco sotto il suo zigomo. Ho sempre adorato toccare ogni parte del suo corpo e, quando dico ogni parte, intendo proprio ogni più piccola parte di Alex, ma ho sempre avuto un debole per quella fossetta. Così come per il suo sorriso. Volendo farlo comparire, cerco di scherzare -Dovevi essere uno schianto però, sudato, dopo una giornata di lavoro e abbigliato solo con una corta tunica.
Ed ecco il sorriso compare. Non è spensierato, ma è già qualcosa -Sì, non ero brutto nemmeno da vivo.
La modestia non è uno dei suoi pregi. -Qualsiasi sia il passato di un anima, festeggiare il Natale non nuoce a nessuno. Anche tu dovresti fare qualcosa stasera....
-Ti stai offrendo di intrattenermi?- Mi lancia uno sguardo carico di sensualità e il mio corpo inizia a liquefarsi. Stupidi ormoni. Da morta mi hanno dato più problemi che da viva. Il fatto poi che la mano di Alex stia risalendo la mia coscia, non mi aiuta a ritrovare la voce -No, io...cioè se vuoi...
Rinunciò del tutto a provare a mettere insieme una frase coerente, e mi imito ad inclinare la testa all'indietro, mentre le labbra roventi di Alex mi scivolavano lungo il collo, mordicchiandolo voluttuosamente. Riesco solo a gemere e Alex mormora il mio nome in risposta. Non riesco più a pensare, tutto il mio modo è fatto di pure sensazioni e desideri, ed in questo momento desidero solo una cosa: Alex e tutto ciò che mi sta facendo e mi farà nei prossimi minuti o ore. Preferibilmente ore, ma anche giorni se vuole. La sua mano sulla mia gamba è piacevole, ma non è certo abbastanza. Lui capisce ciò di cui ho bisogno senza bisogno di parole. Mi solleva la gonna fin sopra la vita e io apro leggermente le gambe, dandogli spazio per accarezzarmi. La sua mano continua a salire e finalmente raggiunge la meta. Le sue dita mi penetrano e io non appartengo più a me stessa. In questo momento sono sua, solo sua.
Ansimo. E il tocco di Alex diventa più aggressivo, più veloce. Io lo cavalco e mi ritrovo a volare. Il piacere è così intenso da rubarmi la vista per un attimo quando raggiungo il culmine. Poi torno sulla terra e deliziata appoggio la testa sulla sua spalla. -Non era questo che intendevo per "festeggiare il Natale", ma non mi lamento di certo
Alex mi accarezza i capelli dolcemente -Riesci sempre a farmi sorridere Kate. E' questo soprattutto che mi manca di te. Tu sei l'unica che sa come prendermi. Mi capisci e sai quando essere dolce e quando dura o buffa. Mi manchi ancora lo sai?
No che non lo sapevo. Non lo immaginavo minimamente. Lui è sempre stato così professionale con me, dopo la nostra rottura, non mi ha mai detto nulla. Questa è la prima volta che mi ha toccato in modo sensuale da quando non stiamo più assieme. Perché non mi ha mai detto queste cose, prima di adesso? Se non avessi appena avuto un orgasmo, sarei veramente arrabbiata con lui per avere aspettato fino ad ora per dirmi queste cose. E gli urlerei contro qualcosa del tipo: Come potevo immaginare di mancarti, visto che ogni sera, mattina e pomeriggio, uscivi con donne diverse? Sarai uscito con almeno un milione di donne da quando ci siamo lasciati!
Invece mi limito a mormorare -No, non lo sapevo. - con un filo di voce.
Alex ha uno strano sguardo negli occhi -Perché mi hai lasciato?-mi chiede. E io rimango di sasso.
Ok, sono sveglia o sto sognando? Perché questo dialogo diventa ogni momento più surreale.
-Non mi ha mai detto il perché. Ti sei militata a dire che non eravamo romanticamente compatibili e io l'ho accettato. Dopotutto ci sono così tante anime tra cui scegliere. Credevo avrei trovato qualcuno come te o anche migliore di te in questi anni, ma non è successo e a volte mi ritrovo a pensare a noi e mi manchi come se fosse successo ieri. Per quale ragione esattamente mi hai lasciato?
-Perché per te ero solo un'anima fra le tante, come hai detto tu stesso adesso. Ero solo un lavoro. Qualcuno da portare nella tua fazione.
La fronte di Alex torna ad aggrottarsi -Non sei mai stata un lavoro.
Alzo un sopracciglio, e lui ha il buon senso di non prendermi in giro -Ok, diciamo che non sei mai stata solo un lavoro. Tu mi piacevi e stavo bene con te, se poi fossi anche riuscito a portarti dalla mia parte meglio, ma non si e mai trattato solo di questo tra di noi. Chi ti ha detto che eri solo un incarico per me?
-Praticamente tutti. - Non capisco perché si sorprenda sinceramente.
Mi guarda offeso -E tu ci hai creduto?
Non rigiriamo la frittata. Se qui qualcuno è da biasimare per la nostra rottura quella non sono certo io -Hei! Perché non avrei dovuto crederlo? Non è che tu mi abbia mai esposto i tuoi sentimenti in dettaglio!
-Sono un uomo, noi non parliamo di sentimenti!
-Davvero? E chi ti ha detto questo?
-Lo sanno tutti.
-Tutti un cavolo! Gli uomini hanno sentimenti come le donne e ti annuncio che possono anche parlarne. Tu ne hai parlato giusto qualche istante fa, quando hai detto che ti manco.
Silenzio. L'ho colto in fallo. Un punto per me. Ma non voglio approfittarmi troppo del mio vantaggio, dopotutto mi ha appena regalato un orgasmo, non dimentichiamolo. Ne vorrei molti altri in un futuro prossimo. Magari tra pochi secondi. -E visto che ne hai parlato... ora so cosa senti e penso che potremmo tornare assieme. Se lo desideri anche tu.
Ah! Riecco il sorriso che adoro e stavolta è veramente felice. -Davvero?
Annuisco -Sì, perché ora che mi conosci da tanti anni e che hai lavorato con me così a lungo..-
Mi interrompe - sopportando tutte le tue stranezze.
E va bene questo posso concederglielo -Sopportando tutte le mie stranezze. Ora non sono più un anima tra le tante per te.
Alex mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Dio, quanto mi era mancato il suo sapore.
-Credo che tu non sia mai stata una tra le tante per me Kate, anche se non me ne rendevo conto.
Come è dolce. Catturo le sue labbra ed esploro la sua bocca. Sono assetata del suo gusto. Potrei baciarlo per ore senza mai prendere fiato. Letteralmente, visto che siamo morti. E forse lo farò. Sorrido, continuando a baciarlo, poi mi staccò un attimo da lui e guardo il suo amato viso. E' lo stesso volto che ho visto tutti i giorni negli ultimi anni eppure, è profondamente diverso adesso. Tutto lo è.
-Buon Natale Alex.
-Buon Natale Kate.




MARIACHIARA CABRINI ha 29 è laureata in Storia dell'arte e nella vita vita di tutti i giorni fa l'impiegata. Ha però anche una seconda vita come blogger libraria con il nickname di Weirde, sotto il quale cura il blog L'arte dello scrivere...forse, dedicato a tutti i libri, ma in particolare ai libri in lingua originale e al genere urban fantasy. Ama talmente tanto i libri che ha finito persino per scriverli. Ha pubblicato con 0111 edizioni il romanzo chick lit Imprinting Love, e ha autopubblicato il romanzo fantasy La fiamma del destino, e il piccolo saggio autobiografico-ironico Le rocambolesche avventure di una lettrice compulsiva.
VISITA IL SUO SITO: http://weirde.splinder.com/


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venerdì 2 dicembre 2011